Cinema

Torino Film Festival 43: i premi collaterali raccontano un cinema che resiste, denuncia e reinventa lo sguardo

Nell’edizione numero 43 del Torino Film Festival, i premi collaterali – da sempre cartina di tornasole delle sensibilità critiche che attraversano la scena contemporanea – compongono un mosaico fatto di conflitti, resistenze, intimità e sguardi etici. Un panorama di titoli che, pur diversi, dialogano tra loro su un terreno comune: la capacità del cinema di interpretare il presente senza arretrare di fronte alla complessità.

Premio Rai Cinema Channel – 175 di Sepehr Nosrati

La giuria della Scuola Holden, coordinata da Rai Cinema, assegna il riconoscimento a 175, un film che cattura lo spettatore sin dall’ingresso in medias res in un ambiente chiuso, ostile, carico di tensione.
La motivazione parla di un’opera “coinvolgente e immersiva”, capace di mostrare una porzione di realtà “claustrofobica” in cui pochi determinano la vita di molti. È un premio che conferma l’urgenza del cinema come strumento per leggere il potere e le sue dinamiche, anche quando la storia si svolge in spazi minuscoli e soffocanti.

Premio Achille Valdata – Fucktoys di Annapurna Sriram

I lettori di TorinoSette scelgono Fucktoys, opera definita “emotivamente potente e visivamente esplosiva”. La regista Annapurna Sriram firma un film che non ha paura di disturbare, provocare, spiazzare.
Irriverente verso la società dei consumi, il film usa la componente visiva come detonatore, aprendo un dibattito sulle derive emotive e materiali di un capitalismo che oggettifica corpi e relazioni. Un premio che individua con lucidità la voce di un’autrice radicale.

Premio Occhiali di Gandhi – ex aequo a Coexistence, My Ass! e The Clown of Gaza

Il Centro Studi Sereno Regis attribuisce il premio a due opere che scelgono l’umorismo come forma di resistenza.
Coexistence, My Ass! di Amber Fares e The Clown of Gaza di Abdulrahman Sabbah condividono uno sguardo che attraversa il dolore senza rinunciare alla leggerezza: due modi diversi di “illuminare l’oscurità della guerra con la forza semplice e universale del sorriso”.
Entrambi i film dimostrano che la comicità non è evasione, ma un gesto politico capace di smascherare le contraddizioni di un conflitto. Il premio sottolinea la vitalità di un cinema che sa ancora opporsi con la fragilità dell’umano.

Menzione speciale – Bobò di Pippo Delbono

La giuria riconosce a Bobò un ascolto “profondamente nonviolento”, un incontro in cui vulnerabilità e cura diventano reciprocità creativa. Delbono firma un film intimo che attraversa la biografia di Bobò, figura storica della sua compagnia, esplorando la possibilità di cambiamento attraverso l’altro.

Premio Interfedi – Bobò di Pippo Delbono

La Giuria Interfedi – promossa da Chiesa Valdese, Comunità Ebraica e Comitato Interfedi della Città di Torino – conferisce a Bobò il premio per il rispetto delle minoranze e per la laicità.
Il film viene celebrato come “racconto di dignità ed inclusione”, capace di restituire visibilità a chi è stato escluso, trasformando marginalità e sofferenza in una testimonianza di bellezza e resistenza.


Uno sguardo complessivo

Questi premi collaterali delineano una tendenza precisa: un cinema che non teme il conflitto, che usa l’ironia come arma politica, che trova nuove grammatiche per raccontare l’invisibile.
Dal rigore claustrofobico di 175 alla furia visiva di Fucktoys, dalla resistenza ironica di Coexistence, My Ass! e The Clown of Gaza alla delicatezza radicale di Bobò, emerge un panorama ricco, sfaccettato, dove il cinema torna ad essere corpo, ferita, scintilla.

Un’edizione del Torino Film Festival che sceglie di premiare non solo la qualità formale, ma la capacità di guardare il mondo con occhi nuovi: fragili, ostinati, necessari.

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