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Artissima 2026, il corpo acrobatico dell’arte contemporanea arriva a Torino

Un corpo flessibile non è semplicemente un corpo che si adatta. È un organismo capace di attraversare le tensioni senza spezzarsi, di modificare il proprio equilibrio e di immaginare movimenti che prima sembravano impossibili. Con “Fancy: A Flexible, Acrobatic Body”, Artissima sceglie una metafora fisica per raccontare non soltanto la condizione dell’arte contemporanea, ma anche quella del sistema che la produce, la espone e la trasforma in valore culturale ed economico.

La trentatreesima edizione della fiera torinese, diretta per il quinto anno da Luigi Fassi, si svolgerà dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, con anteprima su invito il 29 ottobre, negli spazi dell’Oval Lingotto Fiere. Saranno presenti 180 gallerie italiane e internazionali provenienti da 35 Paesi e quattro continenti. Sessanta presenteranno progetti monografici, mentre trentatré parteciperanno ad Artissima per la prima volta. Numeri che confermano una vocazione internazionale costruita non tanto sulla monumentalità, quanto sulla capacità di intercettare ricerche ancora in fase di definizione. aginazione come esercizio pubblico

Il titolo dell’edizione prende le mosse da un’immagine della filosofa Martha C. Nussbaum: il linguaggio dell’arte, guidato dalla “fancy”, possiederebbe un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare differenze e complessità e di avvicinarsi a ciò che percepiamo come altro da noi.

Non si tratta, quindi, di celebrare genericamente la fantasia. L’immaginazione evocata da Artissima è una facoltà critica: permette di concepire ciò che ancora non esiste, di cambiare punto di osservazione e di sottrarsi alla rigidità delle categorie. In questa prospettiva l’arte diventa una forma di intelligenza pubblica, utile non perché fornisce risposte immediate, ma perché allena una comunità a convivere con l’incertezza, il dissenso e la pluralità. ora del corpo acrobatico appare particolarmente efficace in un momento in cui anche il mercato dell’arte è chiamato a continui esercizi di equilibrio. Le gallerie devono sostenere la ricerca e, contemporaneamente, garantire la propria tenuta economica; gli artisti si confrontano con una circolazione globale delle immagini sempre più rapida; le fiere cercano di essere luoghi commerciali senza rinunciare a presentarsi come piattaforme culturali.

Artissima abita deliberatamente questa contraddizione. Non tenta di nascondere la natura economica della fiera, ma cerca di renderla permeabile alla curatela, alla sperimentazione e alla costruzione di patrimonio pubblico.

Torino e una geografia dell’arte sempre più policentrica

La Main Section, composta da 102 gallerie, rappresenta l’ossatura della manifestazione. Torino vi conserva una presenza riconoscibile attraverso realtà che hanno contribuito alla storia artistica della città e del territorio, come Franco Noero, Guido Costa Projects, Giorgio Persano, Biasutti & Biasutti, Luce Gallery e Tucci Russo.

La loro partecipazione mostra come l’identità culturale torinese non dipenda soltanto dalle grandi istituzioni museali, ma anche da un tessuto di gallerie che negli anni ha sostenuto artisti, sperimentazioni e dialoghi internazionali. Accanto a queste presenze figurano protagonisti del sistema italiano come Continua, Raffaella Cortese, Lia Rumma, Monitor, Tornabuoni Arte e P420, espressione di generazioni, strategie e linguaggi differenti. ia la composizione internazionale a restituire l’immagine più interessante. Gallerie come A Gentil Carioca da Rio de Janeiro e San Paolo, Maki Fine Arts da Tokyo, Vohm da Seoul, Zilberman da Istanbul e Berlino e Whatiftheworld da Città del Capo dimostrano quanto la geografia del contemporaneo non possa più essere letta esclusivamente lungo l’asse Europa-Stati Uniti.

Mor Charpentier, attiva tra Parigi e Bogotá, Romero Paprocki tra Parigi e Milano, Galerist da Istanbul e Wentrup da Berlino raccontano un sistema fatto di collegamenti trasversali, sedi multiple e identità culturali mobili. La sfida sarà comprendere quanto questa pluralità geografica riesca a produrre una reale pluralità di sguardi e quanto, invece, rischi di essere assorbita dai codici ormai internazionali del mercato fieristico.

New Entries: il rischio necessario delle giovani gallerie

Tra gli spazi più significativi torna New Entries, la sezione riservata alle gallerie attive da meno di cinque anni e presenti per la prima volta ad Artissima. Nel 2026 riunirà diciassette realtà provenienti da quattro continenti, tra cui Apartamento da Marsiglia, Aspekty e WhoisPola da Varsavia, Biju da Cluj-Napoca, Ceravento da Pescara, IAH da Seoul, Kim? Gallery da Riga, Marli Matsumoto da San Paolo, Night Café da Londra, Orma da Milano e Sorrento e Mandy Zhang Art da Londra. e la metafora dell’acrobazia assume una dimensione concreta. Una giovane galleria lavora quasi sempre in condizioni di instabilità: deve costruire un pubblico, sostenere artisti non ancora consolidati e trovare una posizione riconoscibile in un mercato affollato. Partecipare a una fiera internazionale significa ottenere visibilità, ma anche affrontare costi e aspettative considerevoli.

Artissima accompagna questa sezione con il New Entries Fund, destinato a sostenere economicamente tre delle gallerie selezionate. È un intervento importante perché riconosce che la scoperta del nuovo non può essere affidata soltanto alla retorica del talento: richiede strumenti, investimenti e assunzione condivisa del rischio. and come spazio curatoriale

Con Monologue/Dialogue, Artissima prova a mettere in discussione una delle strutture più prevedibili delle fiere: lo stand inteso come semplice vetrina commerciale. Le 37 gallerie coinvolte sono invitate a costruire una presentazione monografica oppure un confronto tra due artisti.

Partecipano, tra le altre, Boccanera, Castiglioni, Federica Schiavo, Luisa Strina, The Address, Maximillian William e Wizard. La qualità della sezione dipenderà dalla capacità di evitare accostamenti puramente formali e di trasformare realmente lo spazio in un dispositivo narrativo, nel quale le opere non siano soltanto disponibili all’acquisto, ma costruiscano relazioni, attriti e interrogativi. le sezioni principali Art Editions, dedicata a edizioni, stampe e multipli. Una presenza meno appariscente, ma rilevante perché introduce nella fiera opere potenzialmente più accessibili e ricorda che il collezionismo contemporaneo non coincide necessariamente con l’acquisizione di pezzi unici dai costi proibitivi.

Present Future e la responsabilità di individuare il nuovo

La ricerca sulle generazioni emergenti trova la propria espressione più diretta in Present Future, curata da Léon Kruijswijk e Joel Valabrega. La sezione presenta dieci progetti monografici, con artisti selezionati attraverso proposte specifiche delle rispettive gallerie.

Tra le partecipazioni figurano Hannah Barry Gallery, Romero Paprocki, Management, Secci e Tina. Present Future non si limita a esporre giovani artisti: tenta di individuare pratiche che potrebbero incidere sul dibattito dei prossimi anni, prima della loro piena consacrazione istituzionale. ente, la definizione di “futuro” rimane problematica. In una fiera, ciò che viene indicato come emergente entra immediatamente in un processo di valorizzazione. La scoperta non è mai innocente: produce attenzione, reputazione e potenzialmente mercato. Proprio questa ambivalenza rende Present Future interessante, purché la selezione riesca a privilegiare la profondità della ricerca rispetto alla semplice novità visiva.

Tornare al passato per riscrivere il presente

Il rapporto tra memoria e contemporaneità attraversa Back to the Future, curata da Jacopo Crivelli Visconti e Heike Munder. La sezione coinvolge dodici gallerie in dieci stand monografici dedicati a figure attive tra gli anni Trenta e Novanta del Novecento.

I progetti presentati da Fonti, Lombardi-Kargl, Richard Saltoun, Cristina Guerra, Gregor Podnar, Gisela Clement e altre realtà internazionali riportano l’attenzione su artisti e artiste che hanno contestato convenzioni politiche, sociali o linguistiche del proprio tempo. ’operazione nostalgica. Recuperare un autore trascurato significa interrogare i criteri con cui la storia dell’arte è stata costruita: chi è stato incluso, chi è rimasto ai margini e quali ricerche vengono riscoperte soltanto quando il presente diventa finalmente capace di riconoscerle.

Il disegno come pensiero visibile

La sezione Disegni, curata da Irina Zucca Alessandrelli, presenta dieci progetti monografici dedicati al lavoro su carta. Tra le gallerie selezionate figurano Il Chiostro Arte e Archivi, Studio Sales di Norberto Ruggeri, Thomas Brambilla e P420. no viene sottratto alla tradizionale condizione di studio preparatorio per essere osservato come linguaggio autonomo. Segno, cancellatura, esitazione e vuoto diventano elementi di una ricerca che permette di avvicinarsi al processo mentale dell’artista.

In una fiera dominata dalla necessità di attirare rapidamente lo sguardo, il disegno può rappresentare una forma di resistenza. Chiede vicinanza, lentezza e attenzione: qualità non sempre compatibili con il ritmo accelerato del mercato, ma proprio per questo necessarie.

Dal mercato al patrimonio pubblico

Artissima 2026 assegnerà dieci premi dedicati a differenti linguaggi, generazioni e modalità di ricerca. Accanto a essi, la Fondazione Arte CRT conferma un Fondo Acquisizioni di 300mila euro, destinato ad arricchire le collezioni della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. gli aspetti più significativi dell’intera manifestazione. Attraverso le acquisizioni, alcune opere escono dal circuito strettamente privato della compravendita e diventano patrimonio pubblico, disponibili allo studio, alla conservazione e alla fruizione collettiva.

La fiera si rivela così non soltanto come luogo nel quale il valore viene stabilito dal mercato, ma anche come spazio in cui si decide quale arte entrerà nelle narrazioni museali del futuro. Una responsabilità culturale che richiede scelte coraggiose, capaci di guardare oltre la riconoscibilità immediata degli artisti.

A questa apertura interdisciplinare contribuisce anche Moltitudini, progetto che coinvolge la poetessa Laura Accerboni in un dialogo con artisti attivi a Torino, tra cui Guglielmo Castelli, Sara Enrico, Giorgio Griffa, Marzia Migliora e Laura Pugno. La residenza mette in relazione parola e immagine, ricordando che l’acrobazia evocata dal titolo può riguardare anche l’attraversamento dei confini tra i linguaggi. a continua dunque a distinguersi non per la promessa di offrire una mappa definitiva del contemporaneo, ma per la capacità di mostrarne l’instabilità. Il suo corpo acrobatico si muove tra mercato e istituzione, giovani artisti e maestri dimenticati, dimensione locale e geografie globali.

Resta da vedere se questa flessibilità sarà soltanto un’efficace immagine curatoriale o riuscirà a tradursi in una reale disponibilità al rischio. Perché l’acrobazia più interessante, nell’arte come nella cultura, non consiste nel mantenere elegantemente l’equilibrio, ma nel trovare il coraggio di spostarlo.

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