“Rendere l’effimero indimenticabile”: Peparini celebra l’arte, la terra e la cucina italiana
Ci sono serate pensate per celebrare un patrimonio, e poi ci sono eventi che riescono a trasformare quella celebrazione in un’esperienza sensoriale totale, capace di intrecciare gesto artistico, memoria culturale e visione politica. “Rendere l’effimero indimenticabile”, lo spettacolo ideato e diretto da Giuliano Peparini in scena all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 10 dicembre, appartiene a questa seconda categoria: non un semplice tributo alla cucina italiana, ma un atto performativo che prova a catturare l’essenza stessa dell’effimero, trasformandolo in patrimonio condiviso.
Organizzato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della campagna per l’inserimento della cucina italiana nel Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, lo spettacolo unisce linguaggi diversi – danza, teatro, coralità – per raccontare ciò che più spesso dimentichiamo: che dietro ogni piatto, come dietro ogni forma d’arte, c’è un sapere antico, un tempo lungo, una comunità che tramanda.
Peparini e i giovani: un laboratorio vivente di trasmissione
Protagonisti della serata sono gli allievi della Peparini Academy e dell’Accademia dell’INDA, coinvolti in un percorso creativo che richiama i valori cardine della cucina italiana: disciplina, pazienza, passione, artigianalità. Peparini, del resto, ha sempre fatto della contaminazione il suo marchio stilistico: venticinque anni di creazioni portate in scena in Italia e all’estero ne hanno fatto uno dei coreografi più influenti nel tradurre il talento giovanile in racconti visivi ad alta densità emotiva.
Qui la sua visione dialoga con quella dell’INDA, fondazione storicamente legata ai linguaggi del teatro antico. Il risultato è una creazione collettiva che sembra evocare, quasi per risonanza, l’idea stessa di patrimonio immateriale: un insieme di gesti tramandati, affinati, condivisi, che solo la comunità può mantenere vivi.
Dalla terra al palco: il gesto come memoria
Il comunicato parla di un parallelismo potente: “ogni gesto scenico, come ogni gesto agricolo, custodisce un tempo lungo fatto di cura, attesa, prove, pazienza.”
È una chiave di lettura preziosa: il lavoro della terra e il lavoro dell’arte, apparentemente distanti, convergono in una stessa grammatica del fare.
È così che lo spettacolo diventa un ponte: tra chi impasta e chi danza, tra chi coltiva e chi recita, tra la fatica invisibile e l’emozione condivisa. Un ponte che ricorda – soprattutto oggi – che la cultura gastronomica italiana non è solo un repertorio di ricette, ma una costellazione di pratiche, rituali, valori che modellano la nostra identità collettiva.
La poetica di Peparini: quando l’effimero diventa eredità
Nelle parole di Peparini, l’arte è «un atto d’amore che trova senso nella condivisione». Ed è proprio qui che si annida la potenza di questa serata: nell’idea che rendere l’effimero indimenticabile significhi trasformare ciò che normalmente svanisce – un gesto, un sapore, un’emozione – in qualcosa che continua ad agire dentro di noi anche dopo che si è compiuto.
L’effimero, dunque, non è più una mancanza, ma un varco: lo spazio in cui arte, cucina e agricoltura diventano strumenti di memoria condivisa.
Peparini restituisce questo processo in forma scenica: giovani corpi in movimento che si fanno archivio vivente, rito e promessa, gesto che diventa racconto.
Un evento che parla al futuro
La collaborazione tra Fondazione INDA e Peparini Academy non è solo un progetto artistico, ma un investimento sulla trasmissione del sapere, sulla responsabilità pedagogica del teatro e sul ruolo dei giovani come custodi del patrimonio culturale. Un messaggio che risuona potente proprio mentre l’Italia si trova a difendere e valorizzare uno dei suoi patrimoni più identitari: la cucina.
In un presente che consuma rapidamente tutto – immagini, parole, sapori, spettacoli – questa serata ci invita a fermarci e riconoscere la bellezza di ciò che resta, di ciò che viene tramandato, di ciò che continua a vivere nella memoria collettiva.
Ed è forse questa la lezione più preziosa: per rendere l’effimero indimenticabile non serve trattenerlo.
Serve condividerlo.
