Editoria

“Mi prendo il mondo” torna a Parma: quando la direzione artistica ha 14–23 anni

C’è un dettaglio, nella terza edizione di “Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni”, che cambia il senso stesso di un festival letterario: la direzione artistica non è un’etichetta, ma un gruppo reale di ragazze e ragazzi. A Parma, da giovedì 22 a domenica 25 gennaio 2026 (al Paganini Congressi e in altri spazi cittadini), saranno 30 studentesse e studenti tra i 14 e i 23 anni a firmare temi, ospiti, taglio degli incontri e perfino la conduzione, dentro un dispositivo che mette finalmente alla prova una domanda scomoda: quanto siamo disposti a lasciare spazio, davvero, allo sguardo delle nuove generazioni?

L’iniziativa – ideata dal Salone Internazionale del Libro di Torino con la Città di Parma, sostenuta da Regione Emilia-Romagna e Fondazione Cariparma, con patrocinio di Università di Parma e Rai – non si limita a “parlare di giovani”: li mette al centro come autori di scalette, domande, priorità. E qui sta il punto culturale più interessante: non è un festival che “spiega” il presente, ma un festival che lo negozia in tempo reale, attraverso un lessico generazionale che spesso gli adulti fraintendono o semplificano.

Un programma che non fa finta di essere contemporaneo

La lista degli ospiti disegna una mappa ampia e volutamente ibrida: narrativa e giornalismo, linguaggi digitali e geopolitica, filosofia e social, arte e inclusione. Tra i nomi annunciati: Concita De Gregorio, Mario Calabresi, Paola Caridi, Vera Gheno, Michela Marzano, Shirin Neshat, oltre a voci seguite dal pubblico più giovane come Rokia e creator/divulgatori legati ai nuovi ecosistemi informativi. Non è un cast “acchiappa-like”: è un tentativo di mettere insieme chi produce discorso pubblico e chi oggi ne subisce (o ribalta) le regole.

Le aree tematiche dichiarate sono un ritratto abbastanza fedele delle urgenze under 30, ma con una differenza: non sono slogan, sono capitoli di una cittadinanza in costruzione. Si va da ambiente e sostenibilità a conflitti e geopolitica, da salute mentale e fragilità a multiculturalità e inclusione, fino a intelligenza artificiale e scenari futuri, lavoro e imprenditoria, arte, giornalismo e letteratura. Un indice che somiglia più a una “costituzione emotiva” che a un programma di conferenze.

L’anteprima: Mercadini e l’idea di “presentare” come gesto culturale

L’avvio, già di per sé, è un segnale: giovedì 15 gennaio 2026 è prevista un’anteprima con Roberto Mercadini, chiamato a inaugurare la presentazione del programma. Qui l’intuizione è chiara: se vuoi parlare alle nuove generazioni, devi smontare la liturgia dell’evento e riportarla a un terreno narrativo, accessibile, vivo. La presentazione non come formalità, ma come primo atto culturale.

Quando la letteratura dialoga con l’opera: Shirin Neshat tra Regio e Congressi

Tra i passaggi più stimolanti c’è la collaborazione con il Teatro Regio di Parma: il festival entra in risonanza con la lirica attraverso Orfeo ed Euridice di Gluck, con regia di Shirin Neshat. Non è solo una “contaminazione”: è un modo per ricordare che la cultura non vive per compartimenti. E che un’artista che porta nel proprio lavoro una tensione politica e identitaria può parlare ai ragazzi non in quanto “icona”, ma come strumento di lettura del presente.

La novità più pragmatica: “Hub Lavoro”

Se c’è un rischio, quando si parla di giovani, è quello di restare nell’ispirazionale. “Mi prendo il mondo” prova a mettere un piede anche sul terreno delle opportunità concrete: nasce “Hub Lavoro”, con tavole rotonde, laboratori e incontri con imprese e recruiter tra giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, su competenze e aspirazioni in settori come comunicazione, marketing, innovazione e sostenibilità. È una scelta che dice: la cultura non è un premio consolatorio, ma un’infrastruttura.

Parma e il 2027: un festival dentro una traiettoria europea

Il contesto amplifica il messaggio: Parma è in cammino verso il 2027 come European Youth Capital, titolo annunciato nel 2024. “Mi prendo il mondo” si inserisce in questa traiettoria e ne diventa, di fatto, uno dei luoghi narrativi: non un evento isolato, ma una palestra di partecipazione che mette a tema benessere, sostenibilità, differenze e protagonismo giovanile.

Un dettaglio democratico che conta

Tutti gli incontri sono gratuiti (con prenotazione consigliata fino a esaurimento posti). E anche questo, oggi, è un fatto politico: significa difendere l’accesso come condizione di partenza, non come concessione.

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