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Il Teatro ABC riparte dal pubblico: la stagione 2026/2027 difende la scena come casa comune

C’è una parola che attraversa tutta la conferenza stampa del Teatro ABC e che, più ancora dei nomi in cartellone, restituisce il senso della nuova stagione: pubblico. Non pubblico inteso come numero, platea, mercato, abbonamento. Ma pubblico come comunità viva, come parte necessaria del teatro, come forza economica e sentimentale senza la quale un progetto culturale privato non potrebbe reggersi.

Nella presentazione della stagione emerge con chiarezza una rivendicazione precisa: il Teatro ABC è una realtà privata che non fonda la propria sopravvivenza su sovvenzioni pubbliche, ma sulla fiducia degli spettatori. È uno dei passaggi più forti della conferenza: la “forza economica” del teatro viene identificata apertamente nel pubblico, nei rinnovi, nei nuovi abbonamenti, nella capacità di una città di riconoscere il valore di una sala e di continuare a frequentarla.

Questa impostazione sposta il discorso dalla semplice presentazione di un cartellone a qualcosa di più profondo. La stagione dell’ABC non viene raccontata soltanto come una sequenza di spettacoli, ma come il frutto di una relazione costruita negli anni. La conferenza restituisce l’immagine di una macchina teatrale fatta di artisti, tecnici, amministratori, collaboratori, famiglie, volti che lavorano dietro le quinte e che raramente appaiono nella narrazione ufficiale. Ringraziare il pubblico, in questo contesto, significa anche ringraziare chi rende possibile ogni sera l’apertura del sipario.

Il cartellone 2026/2027 si muove lungo una linea riconoscibile: da una parte la tradizione siciliana, dall’altra la commedia contemporanea, il teatro nazionale, il musical e i grandi interpreti. L’apertura affidata a Enrico Guarneri con Rosso Malpelo ha un valore simbolico molto forte. Nella conferenza si sottolinea come la stagione 2026/2027 coincida con un traguardo importante per l’attore, vicino ai cinquant’anni di attività. Guarneri parla di continuità, di una formula che torna ogni anno ma non si ripete mai meccanicamente: testi letterari, memoria siciliana, teatro popolare, regie capaci di trasformare novelle e romanzi in materia scenica viva.

Rosso Malpelo, da Verga, non è soltanto un titolo di repertorio. È una scelta identitaria. Portare Verga all’ABC significa tornare a una Sicilia aspra, ferita, profondamente umana, lontana da ogni cartolina folcloristica. La regia di Guglielmo Ferro, più volte richiamata nella conferenza come garanzia di solidità drammaturgica, permette di restituire al pubblico un classico che continua a parlarci di esclusione, infanzia negata, violenza sociale. È teatro siciliano, sì, ma non teatro provinciale: è racconto universale a partire da una ferita locale.

Accanto a Guarneri, la stagione apre anche uno spazio significativo al teatro al femminile con Tre donne alte. La conferenza insiste sul ritorno di Fioretta Mari a Catania e sul valore di “dare una casa” ai grandi artisti che questa città ha espresso. Il progetto viene presentato come un incontro tra figure femminili diverse, unite da affinità profonde, da percorsi, età e consapevolezze differenti. In uno dei passaggi più interessanti, emerge il desiderio di lasciare finalmente che siano le donne a raccontarsi, senza restare ai margini di un immaginario teatrale spesso modellato da sguardi maschili.

La stagione non rinuncia alla commedia di grande richiamo. Indovina chi viene a cena?, con Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, viene presentata attraverso il saluto degli interpreti come uno spettacolo capace di far sorridere e riflettere. È un titolo che porta con sé un tema ancora attuale: il confronto con il pregiudizio, con l’apertura mentale, con la capacità di misurarsi con ciò che mette in crisi le convenzioni familiari e sociali. Il fatto che venga sottolineata la doppia dimensione del sorriso e della riflessione dice molto della linea dell’ABC: intrattenere, ma senza rinunciare a un pensiero.

Nel cartellone trova spazio anche il musical, e non come semplice concessione commerciale. Il ragazzo dai pantaloni rosa, presentato da Rossella Brescia attraverso un videomessaggio, viene descritto come uno spettacolo capace di emozionare, far pensare e lasciare “più amore nel cuore”. La trascrizione, pur con i suoi errori, conserva bene questo passaggio: il musical viene raccontato non solo come prodotto spettacolare, ma come esperienza emotiva, sostenuta da canzoni, coreografie e da una forte attenzione ai giovani.

Altro asse importante è quello dei grandi interpreti nazionali. La presenza di Carlo Buccirosso, con Qualcosa è andato storto, rafforza il versante della commedia d’autore, mentre Alessio Boni porta in stagione un lavoro dedicato a Molière, ispirato al rapporto fra vita reale e personaggi teatrali. Nel videomessaggio riportato dalla trascrizione, Boni parla di un intreccio tra biografia, personaggi, illusioni e disillusioni: elementi che fanno del teatro non solo un luogo di rappresentazione, ma anche uno specchio deformante della vita.

La presenza di Pirandello, con Il giuoco delle parti, completa idealmente questo percorso. Il testo viene definito in conferenza una pietra miliare, capace di mettere in scena una geometria di rapporti, vendette intellettuali, maschere e strategie. Anche qui il teatro non si limita a raccontare una storia: mette il pubblico davanti alla complessità dell’identità, alla distanza tra ruolo e desiderio, alla possibilità di usare la ragione come strumento di difesa o di crudeltà.

Il dato più significativo, però, resta il clima complessivo della conferenza. L’ABC si racconta come una struttura che chiede di essere difesa. Non in senso retorico, ma culturale. Difendere un teatro significa frequentarlo, abbonarsi, parlarne, portare nuovi spettatori, riconoscere che una sala non è soltanto un luogo dove si compra un biglietto, ma uno spazio dove una città misura la propria vitalità.

La nuova stagione del Teatro ABC nasce dunque da una promessa reciproca. Da una parte la direzione artistica offre un cartellone ampio, popolare, riconoscibile, costruito per intercettare pubblici diversi. Dall’altra chiede alla città di continuare a esserci. È qui che l’ABC trova la propria identità più forte: non nel voler sembrare un teatro per pochi, ma nel difendere l’idea che il teatro di qualità possa essere popolare, accessibile, emozionante e insieme capace di lasciare domande.

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