Il Massimo Bellini e Sant’Agata: la musica diventa rito civile
A Catania, la devozione per Sant’Agata non è mai soltanto un fatto religioso: è un’esperienza collettiva, una stratificazione di memoria, identità e appartenenza che attraversa i secoli. In questo orizzonte profondo si colloca il Concerto in onore del Martirio di Sant’Agata, che il Teatro Massimo Bellini rinnova anche quest’anno, trasformando la musica in rito civile e gesto culturale condiviso.
L’appuntamento, fissato per domenica 1 febbraio alle ore 20:30 e inserito nel calendario ufficiale delle Celebrazioni agatine, si conferma come uno dei momenti più intensi e simbolici della stagione musicale cittadina. Non un semplice evento fuori abbonamento, ma un atto di restituzione alla comunità, in cui il teatro lirico etneo riafferma il suo legame storico e spirituale con la città e la sua Patrona.
La scelta di affidare il racconto di Sant’Agata al linguaggio della creazione musicale contemporanea è, ancora una volta, una dichiarazione di intenti: memoria e presente si intrecciano, la tradizione dialoga con la ricerca, la solennità liturgica incontra una tensione espressiva capace di parlare al pubblico di oggi. Tre composizioni in prima esecuzione assoluta — due delle quali commissionate dal Massimo Bellini — compongono un programma unitario e coerente, pur nella diversità dei linguaggi.
Ad aprire la serata è Aurora, Martirio e Gloria di Sant’Agata di Antonio Macrì, flusso sinfonico-corale per soprano, mezzosoprano, coro e orchestra. Il brano si articola in tre quadri simbolici che ripercorrono le tappe fondamentali della vicenda agatina: il risveglio festoso della città, la violenza del martirio, l’ascesa alla gloria celeste. Un percorso musicale che alterna lirismo e drammaticità, in cui il coro assume il ruolo del popolo, testimone e partecipe del sacrificio della Santa.
Segue Festa ranni di Luciano Maria Serra, su testo in lingua siciliana di Lina Maria Ugolini. Qui la musica diventa immersione sensoriale totale: suoni, colori, odori, emozioni della festa emergono come “isole sonore” all’interno di un flusso ininterrotto. È la Sant’Agata vissuta dal basso, nella carne viva della città, raccontata attraverso una lingua madre che non è solo strumento espressivo, ma luogo emotivo e identitario. La scrittura musicale guarda alla tradizione popolare e all’opera di ascendenza belliniana, restituendo una visione viscerale e corale della devozione.
A chiudere il concerto è Le ragioni degli Angeli di Emanuele Casale, articolato in sette sezioni che esplorano le motivazioni interiori degli “angeli” intesi come figure di purezza e resistenza morale. Sant’Agata diventa così paradigma universale: esempio di umiltà, silenzio, testimonianza e festa come atto di rigenerazione del mondo. Una partitura che unisce introspezione e ampiezza sinfonica, invitando l’ascoltatore a una riflessione che va oltre il dato agiografico.
Sul podio, a guidare Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini, è Giulio Prandi; soliste Francesca Tiburzi (soprano) e Alessandra Della Croce (mezzosoprano), con il Coro preparato da Luigi Petrozziello. Un cast di alto profilo che conferma l’attenzione dell’ente lirico alla qualità artistica, anche in un contesto fortemente identitario.
Significativa, in questo senso, la scelta del posto unico a 5 euro: un gesto concreto di inclusione, pensato per favorire la più ampia partecipazione possibile. Una politica culturale che premia un pubblico sempre più numeroso e attento, come dimostrano i ripetuti sold out della stagione lirica e concertistica. Non a caso, dal 3 al 12 febbraio sarà riaperta la campagna abbonamenti per la Stagione di Opere e Balletti, ricca di titoli e protagonisti di primo piano.
Il valore del concerto va però oltre i numeri. Come ha sottolineato il sindaco di Catania e presidente dell’ente lirico, Enrico Trantino, si tratta di «una millenaria tradizione spirituale che unisce fede, identità civica e memoria condivisa», un’occasione in cui la città “ritrova nella musica la propria storia e guarda al futuro custodendo le radici”.
Sulla stessa linea il sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano, che rivendica una progettualità artistica capace di valorizzare nuove pagine musicali dedicate al culto della Protomartire etnea, nel solco di una tradizione che affonda nella ricostruzione barocca della città ma si rinnova attraverso il linguaggio della contemporaneità.
Ancora una volta, dunque, il Concerto in onore di Sant’Agata si conferma come uno spazio di riconoscimento collettivo, in cui la musica non è solo spettacolo, ma strumento di memoria, fede e partecipazione. Un gesto che appartiene alla comunità e che ribadisce il ruolo del Teatro Massimo Bellini come custode — e interprete — dell’anima profonda di Catania.
