Teatro

Teatro Stabile di Catania: “Cecilia e le leggende di mare” e “Gli innamorati” in scena dal 24 al 29 marzo

Due spettacoli molto diversi tra loro, ma legati da un filo comune: il teatro come luogo in cui le passioni umane, la memoria e l’immaginazione tornano a prendere corpo davanti al pubblico. Nella settimana dal 24 al 29 marzo 2026, il Teatro Stabile di Catania propone infatti un doppio appuntamento capace di parlare a spettatori differenti, tenendo insieme il fascino della nuova drammaturgia e la vitalità inesauribile del repertorio classico.

Alla Sala Futura arriva, fuori abbonamento, “Cecilia e le leggende di mare”, spettacolo scritto da Ephraim Pepe e diretto dallo stesso autore insieme a Tanya Shelepko. Vincitore del Fringe Italia Off 2023 e prodotto da I Leggendari – Il Cerchio, il lavoro sarà in scena martedì 24 e mercoledì 25 marzo alle 20.45, con un biglietto dal costo volutamente accessibile di 5 euro. Una scelta che sembra quasi voler ribadire la natura di un teatro vicino al pubblico, curioso, aperto alla scoperta.

Ambientato nella Livorno del Settecento, in un momento storico di forte espansione del porto e dei commerci, lo spettacolo costruisce una trama che intreccia dato storico e suggestione poetica. Al centro c’è Cecilia, giovane figlia di un mercante francese, figura che si muove dentro un paesaggio fatto di racconti, presenze, leggende e memorie che dal mare risalgono fino alla città. È proprio il mare, più che semplice sfondo, a diventare qui una vera forza narrativa: custode di misteri, archivio di vite, frontiera mobile tra realtà e immaginazione.

In scena Alessandra Donati, nei panni di Cecilia, ed Edoardo Bacchelli in quelli dello Scrittore, in una costruzione drammaturgica che la critica ha definito “pirandelliana”. Una definizione che incuriosisce e che sembra alludere a un dispositivo teatrale in cui il personaggio non si limita a vivere la storia, ma la interroga, la racconta, la restituisce direttamente agli spettatori. Il dialogo con il pubblico, la riflessione sulla memoria, la compresenza di verità e invenzione diventano così gli strumenti di un viaggio scenico che attraversa il mito senza rinunciare alla concretezza della storia.

A rafforzare questa dimensione sospesa contribuisce la musica dal vivo, elemento che promette di trasformare la visione in un’esperienza immersiva. È facile immaginare che proprio questa componente sonora renda ancora più avvolgente il passaggio continuo tra il dato narrativo e l’eco della leggenda, tra la città reale e la città sognata. “Cecilia e le leggende di mare” sembra allora proporsi come un lavoro che recupera una forma di teatro evocativo, dove il racconto non è soltanto azione, ma atmosfera, voce, affiorare di immagini interiori.

Di segno diverso, ma altrettanto interessante, è l’appuntamento al Teatro Verga, che dal 24 al 29 marzo ospita “Gli innamorati” di Carlo Goldoni, in un allestimento contemporaneo diretto da Roberto Valerio. Qui il viaggio è dentro uno dei testi più acuti del teatro goldoniano, scritto nel 1759 ma ancora oggi sorprendentemente capace di parlare alle fragilità sentimentali del presente.

La commedia mette al centro la tormentata relazione tra Eugenia e Fulgenzio, due giovani innamorati incapaci di vivere il sentimento con leggerezza. Gelosie, incomprensioni, riconciliazioni e scatti d’orgoglio scandiscono un legame che oscilla continuamente tra desiderio e conflitto. Attorno a loro si muove un coro di personaggi che alimenta equivoci e tensioni, contribuendo a disegnare una vera e propria mappa delle relazioni umane. Tra questi spicca lo zio Fabrizio, presenza decisiva nell’economia dell’intreccio e nella definizione di un equilibrio sempre precario.

Ciò che rende “Gli innamorati” così attuale è la lucidità con cui Goldoni mette a nudo le contraddizioni dell’amore. Non c’è idealizzazione, non c’è sentimentalismo consolatorio: c’è, al contrario, la rappresentazione di un sentimento che si mostra nella sua instabilità, nella sua vulnerabilità, nelle sue piccole ossessioni quotidiane. È proprio in questa capacità di osservare gli affetti senza retorica che si riconosce la modernità del drammaturgo veneziano. E un allestimento contemporaneo può oggi valorizzare proprio questa prossimità emotiva, facendo emergere quanto i turbamenti di ieri somiglino, in fondo, a quelli di oggi.

In scena ci saranno Massimo Cimaglia, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri e Alberto Gandolfo, accompagnati dalle scene e dai costumi di Guido Fiorato e dalle musiche di Paolo Coletta. La produzione, che unisce Accademia Perduta/Romagna Teatri, La Contrada Teatro Stabile di Trieste e La Pirandelliana, in collaborazione con il Comune di Verona – Estate Teatrale, conferma una rete produttiva solida e attenta a far vivere i classici in chiave viva e non museale.

Guardando insieme questi due titoli, il cartellone dello Stabile di Catania offre un piccolo ma significativo ritratto di ciò che il teatro può essere oggi: da un lato un’opera che affonda nella leggenda, nella narrazione e nella potenza evocativa del mare; dall’altro un classico che continua a interrogare, con precisione quasi chirurgica, le dinamiche dell’amore e dell’identità. Due registri diversi, due scritture lontane, ma una stessa intenzione: mettere lo spettatore davanti a qualcosa che lo riguarda, che lo tocca, che lo spinge a riconoscersi.

È anche questa la forza delle stagioni teatrali ben costruite: non limitarsi a offrire spettacoli, ma creare accostamenti che ampliano lo sguardo. Così, nella stessa settimana, il pubblico potrà scegliere tra il respiro visionario di una drammaturgia contemporanea e l’energia sempre viva di Goldoni, ritrovando nel teatro non solo un appuntamento culturale, ma uno spazio di esperienza, ascolto e immaginazione.

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