Editoria

A “Prendersi cura” Massimo Gramellini dialoga con Annalena Benini

C’è un tempo per parlare e un tempo, più raro e necessario, per ascoltare. È in questo spazio di attenzione condivisa che si inserisce “Prendersi cura”, il progetto ideato dal Salone Internazionale del Libro di Torino e realizzato con il sostegno di Esselunga, che lunedì 12 gennaio fa tappa a Milano con un incontro di forte intensità civile ed emotiva.

Al Piccolo Teatro Studio Melato, Massimo Gramellini dialoga con Annalena Benini attorno al suo nuovo libro L’amore è il perché (Longanesi): non una semplice presentazione, ma un confronto aperto sul senso profondo delle relazioni, dell’affettività e della responsabilità emotiva che ciascuno di noi porta con sé .

L’ascolto come atto culturale

“Prendersi cura” nasce come un progetto che mette al centro l’ascolto, in un’epoca che sembra averne smarrito il valore. Dopo gli appuntamenti torinesi con Chiara Gamberale, Andrea De Carlo e Teresa Ciabatti, l’incontro milanese – realizzato in collaborazione con il Piccolo Teatro – amplia il raggio della riflessione, interrogando il pubblico su temi universali e sempre attuali: il possesso, l’attaccamento, la gelosia, il tradimento, ma anche la capacità di restare presenti nella vita dell’altro.

Il claim che accompagna il progetto, “Diamo spazio all’ascolto”, non è uno slogan, ma una dichiarazione d’intenti. Portare la riflessione culturale in luoghi di vita quotidiana o in spazi simbolici della città significa riconoscere alla cultura un ruolo attivo nel tessuto sociale, come strumento di cura collettiva.

L’amore è il perché: un libro che interroga

Nel suo nuovo lavoro, Gramellini costruisce un racconto ibrido, a metà tra memoir e saggio narrativo. L’amore è il perché è un viaggio interiore che intreccia memorie personali, dialoghi con amici, separazioni, perdite e rinascite. Un percorso che non offre soluzioni facili, ma domande necessarie: quanto siamo disposti a rischiare per amore? Quanto pesa la paura di soffrire sulle nostre scelte affettive?

Con uno sguardo insieme ironico e intimo, l’autore attraversa le luci e le ombre dell’esperienza amorosa: gli entusiasmi acerbi, le illusioni che sollevano e feriscono, le relazioni tiepide che rassicurano ma non accendono. In filigrana, anche il dialogo con Platone e i miti greci, che trasformano il racconto personale in una vera e propria educazione sentimentale, capace di parlare a tutti.

Emblematica la riflessione che attraversa il libro: «Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire». Una frase che riassume la tensione costante tra desiderio e difesa, tra slancio e ritrazione, che caratterizza la nostra contemporaneità emotiva.

Il dialogo come forma di cura

Accanto a Gramellini, Annalena Benini accompagna la riflessione ampliandone l’orizzonte. Per la direttrice del Salone del Libro, prendersi cura significa innanzitutto accettare lo sbilanciamento verso l’altro: un movimento che coinvolge famiglia, lavoro, amicizia e amore, e che richiede la capacità di riconoscere le fragilità, proprie e altrui. La cura, in questa prospettiva, non è mai un gesto unilaterale, ma una relazione che si costruisce nel tempo, tra attese, responsabilità e rispetto delle differenze.

Un appuntamento che lascia traccia

L’incontro milanese si chiude con un firmacopie, ma soprattutto con la sensazione di aver partecipato a un momento di condivisione autentica. In un panorama culturale spesso dominato dalla velocità e dalla semplificazione, Prendersi cura si propone come uno spazio lento, necessario, in cui le parole tornano ad avere peso e l’ascolto diventa un atto politico e umano insieme.

Un invito, rivolto a lettori e lettrici di ogni età, a rimettere al centro l’attenzione verso l’altro e verso se stessi. Perché, come sugger

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