Teatro

Al Teatro Abc di Catania arriva Paolo Calabresi con “Tutti gli uomini che non sono”

Che cosa resta di un attore quando smette di interpretare un personaggio e comincia, invece, a nascondersi dentro identità altrui? È da questa domanda, inquieta e irresistibilmente teatrale, che prende forma “Tutti gli uomini che non sono”, lo spettacolo con cui Paolo Calabresi arriva al Teatro Abc di Catania dal 10 aprile al 3 maggio 2026, affiancato in scena da Carolina Di Domenico, in una produzione di Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo. Lo spettacolo nasce dal libro omonimo dell’attore e si presenta come una “commedia-verità” capace di intrecciare confessione personale, comicità e riflessione sull’identità.

Il punto di forza della messinscena sta proprio nel suo statuto ambiguo: non puro autobiografismo, non semplice teatro di narrazione, ma un dispositivo scenico che mette continuamente in crisi il confine tra vero e falso. Calabresi ripercorre una vicenda realmente vissuta: gli anni in cui, travolto da eventi traumatici, cominciò a fingersi persone esistenti nella vita reale, da Nicolas Cage a John Turturro, fino a figure lontanissime tra loro come Marilyn Manson, un cardinale o un capo africano. Non si tratta, però, di un gioco di bravura fine a sé stesso. Il trasformismo, in questo racconto, diventa una risposta distorta al dolore, una strategia di sopravvivenza e insieme una vertiginosa perdita di sé.

È qui che lo spettacolo trova la sua materia più interessante. La comicità, da quanto emerge, non serve ad alleggerire il dramma, ma a renderlo più leggibile, più umano, persino più spiazzante. L’idea dei filmati originali e inediti girati dallo stesso Calabresi e integrati nella messinscena aggiunge un ulteriore livello di complessità: il pubblico non assiste soltanto al racconto di un’identità frantumata, ma vede le prove concrete di quei travestimenti, di quelle incursioni nella realtà che hanno ingannato tutti, perfino il presidente del Milan nel celebre episodio del falso Nicolas Cage. Il teatro, così, non ricostruisce soltanto una storia: la espone, la documenta, la rilancia.

La presenza di Carolina Di Domenico appare allora decisiva non come semplice spalla, ma come contrappeso drammaturgico. Il testo insiste infatti anche sulle conseguenze private di questa deriva identitaria, soprattutto nel rapporto con la moglie e con la famiglia. Ed è proprio in questo attrito tra dimensione pubblica del travestimento e ferita domestica che “Tutti gli uomini che non sono” sembra superare il gusto dell’aneddoto per toccare un tema più universale: quante maschere indossiamo per resistere alla vita, e quanto rischiamo di smarrirci dentro quelle maschere?

Il merito dell’operazione, almeno sulla carta, è anche quello di non indulgere nella retorica del dolore. Calabresi sceglie piuttosto la strada dell’ironia, dell’autosmontaggio, della confessione che non cerca assoluzioni. In questo senso, la definizione di “commedia-verità” è efficace: siamo davanti a un teatro che usa il riso non per semplificare, ma per avvicinare il pubblico a questioni complesse come l’identità, la rappresentazione di sé, il confine tra persona e personaggio. È un tema molto contemporaneo, persino urgente, in un tempo in cui tutti siamo chiamati ogni giorno a costruire versioni pubbliche di noi stessi.

C’è poi un aspetto che rende questo spettacolo particolarmente interessante per chi ama il teatro come luogo di pensiero, oltre che di intrattenimento. “Tutti gli uomini che non sono” sembra interrogare il mestiere dell’attore nella sua zona più fragile e meno celebrativa. Qui non c’è il virtuosismo come semplice dimostrazione di talento, ma il dubbio che il trasformismo possa diventare rifugio, dipendenza, persino trappola. Il palcoscenico, allora, si trasforma in uno spazio di verifica: non il luogo dove un attore mostra quanto è bravo a essere altri, ma quello in cui prova a capire se e come si possa tornare a essere sé stessi.

Per il pubblico catanese, l’appuntamento si inserisce nella nuova stagione Turi Ferro del Teatro Abc, mentre è prevista anche una tappa palermitana al Teatro Golden dal 14 al 16 aprile 2026. È inoltre annunciato un incontro con il pubblico all’Abc di Catania insieme a Carolina Di Domenico, a conferma della volontà di costruire attorno allo spettacolo un dialogo che vada oltre la semplice fruizione teatrale.

In definitiva, “Tutti gli uomini che non sono” promette di essere uno di quegli spettacoli in cui il racconto personale riesce a farsi specchio collettivo. Paolo Calabresi porta in scena una vicenda sorprendente, certo, ma soprattutto una domanda scomoda: quante identità possiamo attraversare prima di perdere il nostro volto? Ed è proprio quando il teatro riesce a porre domande così, senza rinunciare all’intelligenza del sorriso, che diventa davvero necessario.

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