Teatro

Teatro Stabile di Catania 2026/27: “Materia Viva” accende la nuova stagione del Verga

C’è un’idea forte, quasi fisica, nel titolo scelto dal Teatro Stabile di Catania per la stagione 2026/2027: “Materia Viva”. Non una formula astratta, ma una dichiarazione di poetica. Il teatro, qui, viene pensato come corpo che respira, cambia forma, si lascia attraversare da artisti, testi, compagnie, generazioni e linguaggi differenti. Una materia appunto, ma non inerte: viva perché fatta di relazioni, di presenza, di rischio, di memoria e di futuro.

Il cartellone del Teatro Verga si presenta come una mappa ampia della scena italiana contemporanea, costruita non soltanto sull’attrattiva dei grandi nomi, ma su una fitta rete di collaborazioni produttive. È questo uno degli aspetti più interessanti della nuova stagione: il Teatro Stabile di Catania non si limita a ospitare spettacoli, ma rivendica un ruolo attivo dentro un sistema culturale nazionale, dialogando con teatri, compagnie e istituzioni.

La direzione di Marco Giorgetti sembra voler indicare con chiarezza una rotta: riportare al centro l’attore e l’attrice, non come semplice volto riconoscibile, ma come cuore pulsante del fatto teatrale. In un tempo in cui l’intrattenimento corre veloce e spesso consuma tutto in superficie, questa stagione sceglie invece la strada della presenza, della parola incarnata, del mestiere che si tramanda e si rinnova.

L’apertura del percorso guarda subito alla tradizione come qualcosa di tutt’altro che immobile. “Delitto e castigo” di Dostoevskij, nella regia di Andrea Baracco e con la Compagnia Mauri Sturno, porta sul palco il segno di una grande eredità teatrale. Glauco Mauri, pur non essendo più fisicamente presente, viene evocato come maestro vivo, figura capace di continuare a parlare attraverso il lavoro della compagnia e dei nuovi interpreti.

Accanto alla parola, il corpo. Con “L.A.V.A.”, firmato da Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, la danza diventa materia incandescente, gesto che scava nello spazio e apre il cartellone a una dimensione più fisica, contemporanea, mediterranea. Non è un dettaglio secondario: in questa stagione il teatro non viene ridotto al testo, ma allargato all’incontro tra arti diverse.

Tra gli appuntamenti più attesi figura “People, Places & Things” di Duncan Macmillan, con Anna Ferzetti diretta da Pierfrancesco Favino. Un testo potente, legato alle fragilità contemporanee, alla dipendenza, alla perdita e alla possibilità di ricostruirsi, che porta dentro il Verga una drammaturgia internazionale capace di parlare con urgenza al presente.

Il cartellone attraversa poi alcuni grandi territori della letteratura e del teatro: Pirandello, Shakespeare, Eduardo De Filippo, Čechov, Molière, Oscar Wilde, Marivaux. Ma il rischio della “parata di classici” viene evitato dalla varietà degli sguardi registici e interpretativi. Franco Branciaroli in “Non si sa come”, Salvo Ficarra in “Non ti pago”, Elena Sofia Ricci e Arturo Cirillo ne “Le false confidenze”, Luca Zingaretti con “Autodifesa di Caino”, Maddalena Crippa in “Platonov” diretto da Peter Stein, Gabriele Lavia in “Dopo la prova”: sono presenze che non funzionano solo come richiamo di pubblico, ma come tasselli di una riflessione sul mestiere dell’interprete.

Particolarmente significativa è la presenza eduardiana, con “Fratelli De Filippo”, interpretato da Sergio Rubini, “Il sindaco del rione Sanità” e “Non ti pago”. Eduardo, in questa prospettiva, non è soltanto un autore amatissimo, ma una lente attraverso cui osservare potere, famiglia, giustizia, destino, superstizione e comunità. Temi che, ancora oggi, continuano a vibrare con sorprendente attualità.

Anche Pirandello torna con più volti: da “Non si sa come” a “Uno, nessuno e centomila”, fino a “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, con Massimo Dapporto e Fabio Troiano. È interessante che il cartellone scelga di affiancare il Pirandello più perturbante e filosofico a una rilettura dichiaratamente pop, segno che i classici non vanno custoditi sotto vetro, ma interrogati, contaminati, persino messi alla prova.

Non manca il teatro civile, con “Lear, o del maxiprocesso” di Claudio Fava, che promette di legare la forza archetipica della tragedia alla memoria giudiziaria e civile della Sicilia. È uno degli snodi più identitari della stagione: il teatro come luogo in cui una comunità può guardarsi allo specchio, riconoscere le proprie ferite e trasformarle in racconto collettivo.

La stagione accoglie anche la musica con Tosca e il suo tour teatrale “Feminae”, confermando l’idea di un palcoscenico aperto, non chiuso dentro un’unica definizione di spettacolo. In questo senso, “Materia Viva” appare come un titolo coerente: la materia teatrale non è una sola, ma un insieme di forme che si toccano, si trasformano, si contaminano.

Il dato più importante, però, è forse un altro: il Teatro Stabile di Catania sembra voler parlare non solo agli abbonati storici, ma anche a un pubblico nuovo, giovane, curioso, magari non ancora abituato alla sala teatrale. È una sfida decisiva. Perché il teatro pubblico, oggi, non può limitarsi a conservare: deve creare accesso, desiderio, appartenenza.

“Materia Viva” è dunque più di una stagione ricca di titoli e interpreti. È il tentativo di costruire un’idea di teatro come casa comune, luogo di trasmissione e di scoperta, spazio in cui i grandi testi tornano a interrogarci e le nuove forme sceniche ci costringono a cambiare sguardo.

Al Teatro Verga, da ottobre 2026 a maggio 2027, andrà in scena non soltanto un cartellone, ma una possibile visione: quella di un teatro che non vuole essere monumento, ma organismo. Non repertorio immobile, ma materia che pulsa. Viva, appunto.

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