“Nino” inaugura Magma Debut 2026: cinque opere prime tra Catania e Acireale
Il primo lungometraggio non è soltanto l’inizio di una carriera. È il momento in cui un autore si presenta al pubblico senza il riparo delle abitudini, prova a definire la propria voce e trasforma esitazioni, influenze e intuizioni in una forma compiuta. È da questa idea di cinema come scoperta che ha preso il via ieri sera, lunedì 15 giugno, la quinta edizione di Magma Debut, la festa dedicata alle opere prime internazionali inserita nel cartellone di Magma.
All’Arena Argentina di Catania, la serata inaugurale ha affidato il primo sguardo a “Nino”, lungometraggio della regista francese Pauline Loquès. Una scelta capace di indicare immediatamente la direzione della rassegna: non il debutto inteso come semplice anticamera del successo, ma come spazio nel quale il cinema può ancora permettersi di essere fragile, inquieto e profondamente umano. La proiezione ha aperto un percorso che proseguirà fino al 19 giugno tra Catania e Acireale.
“Nino”, quando il futuro cambia improvvisamente direzione
Al centro del film c’è Nino Clavel, un giovane prossimo a compiere ventinove anni che riceve una diagnosi destinata a modificare radicalmente la percezione del proprio futuro. Prima di affrontare una prova decisiva, gli vengono affidati due compiti che lo conducono attraverso Parigi e lo costringono a riallacciare il rapporto con gli altri, con il proprio corpo e con una vita che improvvisamente non può più essere data per scontata.
Pauline Loquès evita di trasformare la malattia in un artificio melodrammatico. Il dolore diventa piuttosto una lente attraverso la quale osservare le relazioni, i silenzi e quella particolare solitudine che può manifestarsi anche quando si è circondati da persone. Il riconoscimento ottenuto ai César 2026 come miglior opera prima, insieme al premio assegnato a Théodore Pellerin come migliore rivelazione maschile, conferma la maturità di un esordio capace di affrontare un tema drammatico senza rinunciare alla leggerezza dei gesti quotidiani.
La scelta di inaugurare Magma Debut con “Nino” appare così particolarmente significativa. Il film ricorda che crescere non significa necessariamente trovare risposte, ma imparare a restare dentro le domande. Ed è forse proprio questa la condizione più autentica di un’opera prima: avere ancora il coraggio di interrogare il mondo senza fingere di conoscerlo già.
Oggi arriva “Muy lejos”: perdersi per ricominciare
La rassegna prosegue oggi, martedì 16 giugno, alle 21, ancora all’Arena Argentina, con “Muy lejos” di Gerard Oms, presente a Catania per introdurre personalmente la proiezione.
Il protagonista Sergio, interpretato da Mario Casas, si trova a Utrecht insieme alla propria famiglia quando un attacco di panico gli impedisce di salire sul volo di ritorno per Barcellona. Decide così di restare nei Paesi Bassi, pur non conoscendo la lingua e non avendo denaro né un luogo in cui vivere. Quella che potrebbe sembrare una fuga geografica diventa progressivamente una spoliazione: Sergio abbandona i punti di riferimento, le sicurezze e l’identità con cui aveva imparato a presentarsi agli altri.
Il film, premiato al Festival di Malaga con il riconoscimento della critica e con la Biznaga d’argento a Mario Casas, utilizza lo spaesamento per interrogare la mascolinità, il senso di appartenenza e il bisogno di ricominciare lontano dalle aspettative familiari e sociali. Non si tratta di scoprire un luogo nuovo, ma di capire chi rimane quando tutto ciò che definiva una persona viene meno.
Dal Kirghizistan alle Filippine, il debutto come libertà
Mercoledì 17 giugno il programma proporrà l’anteprima italiana di “Backstage Madness” del regista kirghiso Amanbek Azhymat. Protagonista è un cineasta settantenne che desidera realizzare un’opera personale, ma viene costretto dal produttore a trasformare il progetto in un film poliziesco, modificando continuamente la sceneggiatura per soddisfare finanziatori e investitori.
La commedia nera di Azhymat promette così di portare all’interno del festival una riflessione ironica e feroce sui compromessi della produzione cinematografica. La prima opera diventa paradossalmente la storia di un autore anziano ancora impegnato a difendere la propria libertà creativa: un cortocircuito generazionale che ricorda come il vero esordio non dipenda dall’età, ma dalla possibilità di tentare finalmente qualcosa di personale. Alla proiezione sarà presente la produttrice kirghisa Elvira Mamytova.
Giovedì 18 giugno sarà invece la volta di “Filipiñana” di Rafael Manuel. Nel country club in cui lavora la diciassettenne Isabel, l’apparente tranquillità del paesaggio nasconde una struttura sociale fatta di gerarchie, privilegi e disuguaglianze. L’attrazione della ragazza per il presidente del circolo diventa il punto di partenza di un racconto sull’adolescenza, ma anche sulle distanze di classe e sui meccanismi di potere ereditati dalla storia coloniale.
Il film ha vinto il New Directors Award nell’ambito dei Golden Gate Awards del San Francisco International Film Festival 2026, dove la giuria ne ha sottolineato lo sguardo originale sulle gerarchie sociali e sul lavoro invisibile che sostiene gli spazi del privilegio. Prima della proiezione interverrà la giurata Elina Losa.
Il ritorno in Sicilia con “Gioia mia”
La conclusione di Magma Debut, venerdì 19 giugno, riporterà la manifestazione ad Acireale, nella storica sede del Margherita Multisala. A chiudere il concorso sarà “Gioia mia” di Margherita Spampinato, unica opera italiana della selezione.
Il film racconta l’estate siciliana di Nico, ragazzino vivace cresciuto in una famiglia laica, costretto a trascorrere le vacanze con un’anziana parente profondamente religiosa. L’incontro tra due generazioni, due educazioni e due modi apparentemente inconciliabili di osservare il mondo diventa un racconto di formazione nel quale la Sicilia non è soltanto uno sfondo, ma una presenza culturale e affettiva.
“Gioia mia” arriva ad Acireale dopo aver conquistato due David di Donatello 2026: quello per il miglior esordio alla regia assegnato a Margherita Spampinato e quello per la migliore attrice protagonista conferito ad Aurora Quattrocchi. Una conclusione circolare per un festival siciliano che, dopo avere attraversato Francia, Paesi Bassi, Kirghizistan e Filippine, torna nell’Isola per osservarla attraverso lo sguardo di una nuova autrice.
Non soltanto mostrare film, ma accompagnarne la nascita
Magma Debut non esaurisce la propria funzione nelle proiezioni. Parallelamente alla rassegna si svolge infatti la Summer School, laboratorio intensivo dedicato allo sviluppo di sceneggiature per opere prime. Sei registi emergenti, selezionati attraverso un bando, lavorano con il tutor greco Nicos Panayotopoulos. Il progetto è sostenuto da SIAE nell’ambito del programma “Per chi crea”.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’iniziativa: mentre in sala vengono presentati film che hanno già trovato una forma, altrove altre storie stanno ancora cercando la propria. Magma mette così in comunicazione due momenti spesso separati, la scrittura e la visione, ricordando che la promozione culturale non consiste soltanto nel celebrare un’opera terminata, ma anche nel creare le condizioni affinché una nuova opera possa nascere.
La direzione artistica è affidata ad Andrea Magnani, mentre il Premio Debut per il miglior lungometraggio d’esordio sarà assegnato da una giuria interamente femminile composta dalla regista e sceneggiatrice Silvia Brunelli, dalla produttrice lettone Elina Losa e dall’attrice catanese Manuela Ventura.
Realizzato dall’associazione culturale Scarti in collaborazione con il Comune di Acireale, con il sostegno della Regione Siciliana, della Sicilia Film Commission, della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, del Ministero della Cultura e di SIAE, Magma continua dunque a investire sulle nuove voci del cinema.
Perché un’opera prima non è necessariamente un’opera imperfetta. È, più spesso, il luogo in cui un autore rischia di più: prima che il mestiere diventi metodo, prima che il pubblico diventi mercato, prima che la libertà venga misurata sulla base delle aspettative. Ed è proprio in quella prima volta, ancora esposta e imprevedibile, che il cinema può ritrovare una parte essenziale della propria vitalità.
