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Molière sotto il cielo di Catania: “La scuola delle mogli” chiude la stagione del Teatro Stabile

C’è qualcosa di felicemente paradossale nel portare Molière all’aperto, nel cuore di Catania, dentro il Cortile di Palazzo Platamone. Un autore nato per smascherare le ipocrisie dei salotti e delle convenzioni sociali torna così a respirare in uno spazio vivo, urbano, attraversato dalla memoria della città e dalla presenza del pubblico. È qui che, da venerdì 12 giugno 2026 alle 20.45, debutta “La scuola delle mogli”, nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, con la regia di Luca Verdone e la traduzione di Luca Micheletti.

Lo spettacolo chiude la stagione 2025/2026, significativamente intitolata “Il potere dei sogni”: un cartellone che ha attraversato classici, drammaturgia contemporanea e nuove produzioni, confermando il teatro come luogo in cui il sogno non è evasione, ma strumento critico per guardare meglio la realtà.

Al centro della commedia c’è Arnolfo, uomo convinto di poter costruire la moglie perfetta educando Agnese all’obbedienza, all’ingenuità e alla dipendenza. Il suo progetto è tanto assurdo quanto inquietante: sottrarre una giovane donna alla vita per trasformarla in garanzia di fedeltà. Ma Molière, con la sua intelligenza tagliente, sa che nessuna gabbia resiste davvero alla forza del desiderio, della curiosità, dell’amore.

Ed è proprio qui che “La scuola delle mogli” continua a parlarci con sorprendente attualità. Dietro il meccanismo brillante della commedia, dietro gli equivoci e il ritmo scenico, si nasconde una domanda ancora necessaria: quanto controllo siamo disposti a chiamare amore? Arnolfo non è soltanto un personaggio comico; è il simbolo di un potere che teme l’autonomia altrui, soprattutto quando questa autonomia appartiene a una donna.

La regia di Luca Verdone sceglie di restituire al testo la sua natura più teatrale, puntando sulla fluidità del gioco scenico e su un movimento capace di far dialogare parola, gesto e azione. Nelle sue note, il regista rivendica il desiderio di non abbandonare “i modi e i colori del tempo di Molière”, fondendo la tradizione della commedia francese con richiami alla commedia dell’arte italiana. Una scelta che non guarda al passato come a un museo, ma come a una materia ancora pulsante, da riattivare davanti agli occhi dello spettatore.

In scena un cast composto da Agostino Zumbo, Evelyn Famà, Carmela Buffa Calleo, Rita Fuoco Salonia, Luca Iacono, Marcello Montalto, Liborio Natali e Pietro Casano. Le scene sono firmate da Giacomo Andrico, i costumi da Thiago Marcondes, le musiche da Alessio Vlad e le luci da Gaetano La Mela.

La durata, 70 minuti, promette uno spettacolo compatto, costruito sul ritmo e sulla precisione del meccanismo comico. Ma la vera forza di Molière sta proprio nella sua capacità di far ridere lasciando, subito dopo, una piccola inquietudine. Perché il riso, quando è intelligente, non assolve: svela.

Con “La scuola delle mogli”, il Teatro Stabile di Catania affida dunque la chiusura della stagione a un classico che non ha perso la sua urgenza. Anzi, la ritrova proprio oggi, in un tempo in cui le relazioni, il possesso, la libertà individuale e il ruolo della donna restano temi centrali del nostro dibattito culturale e sociale.

Molière non offre lezioni morali preconfezionate. Ci mette davanti a un uomo ridicolo e spaventato, a una giovane donna che scopre se stessa, a una società che ride dei propri inganni. E forse è questa la vera scuola: non quella delle mogli immaginata da Arnolfo, ma quella del teatro, dove ogni maschera cade e ogni certezza, almeno per una sera, può essere messa in discussione.

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