Micio Tempio, il poeta da liberare dai luoghi comuni
Restituire dignità artistica a Micio Tempio significa, prima di tutto, sottrarlo alla caricatura. Per troppo tempo il poeta catanese è stato consegnato alla memoria collettiva quasi esclusivamente attraverso la lente dei suoi versi erotici, come se quella parte della sua produzione bastasse a definire un’intera esistenza letteraria. Una semplificazione comoda, forse persino seducente, ma ingiusta. Ed è proprio contro questa lunga distorsione che si muove il lavoro di Gloriana Orlando, autrice del volume “Quel satiro di Micio Tempio. Scopriamo l’uomo ‘dietro’ i suoi versi”.
Il libro nasce da una ricerca paziente, condotta tra archivi e documenti, con l’intento di separare il poeta dall’alone di aneddoti, dicerie e vere e proprie “fake news” che nei secoli ne hanno accompagnato la figura. Orlando non si limita a difendere Tempio: lo ricostruisce. Ne indaga le fragilità, le tensioni familiari, le difficoltà economiche, quei “parenti serpenti” che avrebbero inciso profondamente sul suo equilibrio umano e materiale. Ne emerge un ritratto più complesso, meno folkloristico e molto più interessante: quello di un uomo attraversato da inquietudini, contraddizioni e ferite, ma anche capace di una produzione letteraria di notevole valore storico e culturale.
La presentazione del volume si è svolta al Centro studi laboratorio d’arte di via Caronda, grazie alla disponibilità del regista Alfredo Lo Piero, su iniziativa dell’associazione Generattivi, cantieri di cultura e informazione, coordinata da Sonja Streck. A dialogare con l’autrice è stato il presidente Daniele Lo Porto, mentre Nuccio Porto ha dato voce ad alcuni brani della produzione di Tempio, restituendo al pubblico la varietà di un’opera troppo spesso ridotta a un’unica etichetta.
Il nodo centrale è proprio questo: Micio Tempio non può essere ricordato soltanto come autore di testi licenziosi. Quei versi, peraltro, si inserivano in una moda letteraria del tempo e non possono essere letti con la superficialità del pettegolezzo. Ben altra attenzione merita, ad esempio, un’opera come “La Carestia”, capace di testimoniare con forza una sensibilità storica, sociale e culturale che smentisce l’immagine di un autore confinato nel recinto dell’osceno.
A rendere ancora più suggestiva la serata è stata la proiezione delle elaborazioni fotografiche dei manoscritti originali realizzate da Sonja Streck, autrice anche della copertina del libro. Un intervento visivo che ha trasformato il documento in materia viva, quasi a suggerire che la memoria letteraria non sia mai qualcosa di immobile, ma un terreno da interrogare, illuminare, talvolta riscattare.
Il dibattito finale ha confermato l’interesse suscitato dall’opera di Orlando. Tra i contributi, quelli di Rita Carbonaro, già direttrice delle Biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero, e del giornalista Nello Pappalardo, hanno arricchito una riflessione che va oltre il singolo autore. Parlare oggi di Micio Tempio significa infatti ragionare sul modo in cui una comunità costruisce, consuma e spesso deforma la memoria dei propri intellettuali.
Il merito del libro di Gloriana Orlando è dunque duplice: da una parte riapre il caso Tempio con rigore documentario, dall’altra invita il lettore a guardare oltre la superficie del mito. Perché dietro il “satiro” tramandato dalla tradizione più pigra c’è un poeta da rileggere, un uomo da comprendere e una pagina della cultura catanese da restituire alla sua piena dignità.
