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Ferzan Ozpetek torna sul set: iniziate le riprese de “Nella gioia e nel dolore”

Ferzan Ozpetek torna a girare a Roma e, già dal titolo, sembra voler dichiarare il cuore emotivo del suo nuovo film: Nella gioia e nel dolore. Le riprese sono iniziate il 15 giugno 2026 nella Capitale e l’uscita nelle sale italiane è prevista per Natale 2026, con Vision Distribution alla distribuzione italiana e internazionale. Il progetto è prodotto da Marco Belardi Production, Faros Film, A1 Pictures e Vision Distribution, in collaborazione con Sky.

Il film arriva dopo il successo clamoroso di Diamanti, che ha confermato una volta di più la capacità di Ozpetek di trasformare il melodramma dei sentimenti in racconto popolare, senza rinunciare a una certa eleganza teatrale. Con oltre 2,4 milioni di spettatori e 16,4 milioni di euro d’incasso, Diamanti è diventato il maggiore successo commerciale della carriera del regista, superando anche il precedente primato di La finestra di fronte.

Al centro di Nella gioia e nel dolore ci sarà una diva del cinema e un gruppo di amici legati da un passato condiviso. È una premessa che appartiene pienamente all’universo ozpetekiano: le case come luoghi dell’anima, le tavolate come confessionali laici, gli affetti come architetture fragili ma resistenti. Ancora una volta, il regista sembra voler interrogare ciò che resta quando il tempo passa: le promesse mantenute, i tradimenti assorbiti, le assenze che diventano memoria.

A rendere ancora più interessante il progetto è il cast, che mescola ritorni e sorprese. Entrano nel film Amanda Lear e, per la prima volta in un’opera di Ozpetek, Sabrina Ferilli; accanto a loro ci saranno Vanessa Scalera, Luca Argentero, Miguel Ángel Silvestre, Mara Venier, Geppi Cucciari, Milena Mancini, Milena Vukotic, Giselda Volodi, Loredana Cannata, Rebecca Massimo e Andrea Di Luigi, oltre a Liliana Bottone, Erik Tonelli, Carmine Recano, Alvise Rigo, Lorenzo Franzin e Marco Aceti.

La presenza di Amanda Lear non è un semplice nome da locandina: porta con sé un immaginario fatto di ambiguità, glamour, ironia e mistero. È una figura che attraversa moda, musica, televisione e arte con la naturalezza di chi è diventata, nel tempo, personaggio e autrice di se stessa. In un film che parla di una diva e di memoria, il suo ingresso nel cast può diventare una chiave simbolica potente: non solo attrazione mediatica, ma incarnazione vivente del rapporto tra identità pubblica e verità privata.

Anche Sabrina Ferilli, al primo incontro cinematografico con Ozpetek, rappresenta una scelta significativa. Attrice popolare e insieme capace di profondità drammatica, Ferilli porta in dote una romanità istintiva, carnale, spesso attraversata da una malinconia trattenuta. In un cinema come quello di Ozpetek, dove il sentimento non teme l’eccesso ma cerca sempre una sua grazia, la sua presenza potrebbe aprire una nuova temperatura emotiva.

La sceneggiatura è firmata da Ferzan Ozpetek, Carlotta Corradi ed Elisa Casseri, mentre la squadra tecnica conferma un impianto di alto profilo: fotografia di Gian Filippo Corticelli, scenografia di Deniz Kobanbay, costumi di Stefano Ciammitti, montaggio di Pietro Morana e musiche originali di Giuliano Taviani e Carmelo Travia.

Naturalmente, il film è ancora in lavorazione e ogni giudizio artistico sarebbe prematuro. Ma ciò che emerge già ora è la volontà di Ozpetek di tornare su un terreno che conosce bene: il racconto corale, il valore dei legami, la memoria come spazio in cui il passato non muore ma continua a chiedere ascolto. Nella gioia e nel dolore sembra nascere proprio lì, in quella zona sospesa in cui l’amicizia diventa famiglia scelta e l’amore non è soltanto passione, ma resistenza.

Dopo Diamanti, Ozpetek ha davanti a sé una sfida non semplice: non ripetere una formula di successo, ma trasformarla. Il pubblico, intanto, sembra già convocato a un nuovo rito sentimentale, uno di quei viaggi in cui il cinema non promette soltanto evasione, ma riconoscimento. Perché, nel migliore Ozpetek, si va in sala per vedere gli altri e si finisce quasi sempre per ritrovare qualcosa di noi.

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