Decius Live: quando il dance-punk britannico accende l’immaginario
Ci sono band che nascono per intrattenere, e altre che sembrano progettate per incendiare l’aria attorno a sé. I Decius, collettivo inglese che fonde club culture, punk attitude e una notevole dose di humour apocalittico, appartengono decisamente alla seconda categoria. La loro esibizione, in programma venerdì 12 dicembre 2025 alle ore 21 allo Zō – centro culture contemporanee, promette non un semplice concerto ma un’immersione totale in un’estetica sonora che moltiplica riferimenti, epoche e sensazioni.
L’eredità di un imperatore e il sudore dei dancefloor
Il nome scelto dalla band – Decius, l’imperatore romano ucciso dai Goti nel 251 d.C. – è più di un vezzo erudito: è un manifesto. Il gruppo, fondato dai fratelli Liam e Luke May (Trashmouth Records/Medicine) insieme a Quinn Whalley (Paranoid London/Warmduscher) e a Lias Saoudi, frontman dei Fat White Family, sembra giocare da sempre con l’idea di precarietà, euforia e rovina imminente.
La loro dichiarazione programmatica è una piccola opera poetica contemporanea:
«L’odore di un venerdì sera in una discoteca di Chicago degli anni ’80 mescolato al suono di un riverbero proveniente da uno stabilimento balneare di New York degli anni ’70, poi filtrato attraverso un filtro rotto di Brixton.»
È in questa immagine che si condensa il cuore del progetto: la stratificazione culturale come metodo creativo. Gli anni ’70 e ’80, tra funk industriale, acid house primordiale, club fumosi e sperimentazioni post-punk, diventano materiali vivi, rimescolati con l’energia caotica della scena londinese più ruvida.
Musica da nightclub, anima punk
Pur dichiarandosi “principalmente musica da nightclub”, i Decius non indulgono mai nel mero intrattenimento. Le loro tracce sembrano pulsare di una tensione quasi teatrale, come se ogni brano fosse un rito collettivo in cui la ripetizione ossessiva del beat convive con un’urgenza sociale e politica di fondo.
Il punk, qui, non è un genere ma una postura: un modo di stare nel mondo, un modo di stare sul palco.
Lias Saoudi, voce e corpo del gruppo, non canta soltanto: urla nell’abisso, come loro stessi affermano con spiritosa autoironia, e nel farlo riesce a trasformare il dancefloor in un luogo liminale, dove l’euforia si mescola a una vaga sensazione di sprofondamento.
L’estetica del sudore e dell’eccesso
Quando i Decius scrivono «porta un asciugamano», non è una battuta casuale: è la dichiarazione di un’estetica precisa. Il sudore, nella loro poetica, diventa un elemento drammaturgico, la prova fisica che la performance è un atto reale, che coinvolge e trasforma.
La loro musica non chiede ascolto: pretende partecipazione.
In un panorama musicale spesso patinato, la loro scelta di recuperare la fisicità brutale della club culture d’altri tempi – dove il contatto, l’odore, il ritmo e l’abbandono erano parte integrante dell’esperienza – è quasi un gesto politico.
Cuperose in apertura: una soglia ideale
Ad aprire la serata sarà Cuperose, progetto che esplora sonorità elettroniche intime e rarefatte. Un contrasto solo apparente: il suo linguaggio più introspettivo prepara infatti il pubblico all’esplosione dei Decius, come una tensione che si carica prima del salto.
Perché i Decius contano
In un’epoca in cui la musica live rischia spesso di ridursi a un’imitazione perfetta del disco, i Decius rivendicano la performance come esperienza irripetibile, fatta di rischio, sudore e improvvisazione. Un’attitudine che rimanda – archeologicamente e artisticamente – alla natura effimera delle performance antiche, dove ciò che contava davvero era l’atto vivo, non il simulacro registrato.
Nell’era digitale, questa loro scelta diventa una forma di resistenza culturale: ricordarci che la musica è prima di tutto un corpo che vibra in uno spazio condiviso.
Informazioni
Zō – centro culture contemporanee
☎ 095 8168912 (lun–ven, ore 10–13)
Ticket in prevendita: 15 €
