Amori/A’mari. Istruzioni per l’uso: quando l’amore ha il sapore della vita
Un cuore a forma di melanzana campeggia sulla copertina di Amori/A’mari. Istruzioni per l’uso, il nuovo libro di Giovanni Pizzo e Donata Agnello, pubblicato dal Gruppo Editoriale Novantacento. Un’immagine che colpisce e diverte, ma soprattutto suggerisce una chiave di lettura precisa: l’amore non è mai solo dolce, non è mai solo amaro. È un impasto di emozioni contrastanti, proprio come quel frutto della tradizione mediterranea che sa essere morbido e pungente, confortante e spiazzante.
Il libro si muove lungo questa linea sottile, esplorando le infinite declinazioni dell’amare: i legami che nutrono e quelli che graffiano, le passioni che accendono e le disillusioni che lasciano il segno. Pizzo e Agnello affrontano il tema con uno sguardo ironico ma mai superficiale, capace di restituire all’amore la sua complessità senza indulgere nel sentimentalismo. Amori/A’mari non promette ricette infallibili, ma offre piuttosto uno specchio in cui riconoscersi, sorridere di sé e, forse, accettare le proprie contraddizioni emotive.
La presentazione del libro si terrà domenica 14 dicembre alle ore 17:30 presso Cavallotto Librerie, in Corso Sicilia 91 a Catania. A dialogare con gli autori sarà Barbara Mirabella, che accompagnerà il pubblico dentro le pagine del volume con una conversazione destinata a intrecciare letteratura, vissuto e riflessione culturale. Non una semplice presentazione, ma un incontro pensato come uno scambio vivo, capace di coinvolgere chi ascolta e di stimolare domande, memorie, emozioni.
L’evento nasce dalla collaborazione tra Ubik, Funside e I Love Sicilia, realtà che da tempo contribuiscono a costruire una rete culturale attenta alla scrittura contemporanea e alla valorizzazione del talento locale. In questo contesto, Amori/A’mari si inserisce come una proposta editoriale che parla a tutti: a chi ha amato troppo, a chi ha amato male, a chi continua ad amare nonostante tutto.
Un appuntamento, dunque, per riflettere sull’amore senza retorica, per ridere delle sue storture e riconoscerne la forza trasformativa. Perché, come suggerisce già il titolo, amare è sempre un’esperienza doppia: dolce e amara, necessaria e rischiosa, profondamente umana.
