Teatri Riflessi 2026: sull’Etna l’eredità diventa corpo, scena e responsabilità
Dal 12 al 19 luglio Zafferana Etnea ospita l’undicesima edizione di Teatri Riflessi Festival, appuntamento internazionale dedicato alle arti performative contemporanee. Danza, teatro e circo tornano così ad attraversare il paesaggio etneo non come semplice cartellone di eventi, ma come esperienza collettiva, capace di interrogare il presente e di mettere in relazione artisti, spettatori, comunità e territori.
Il tema scelto per il 2026 è “eredità”, una parola apparentemente familiare, quasi domestica, che il festival decide invece di caricare di domande urgenti. Che cosa abbiamo ricevuto? Che cosa stiamo perdendo? Che cosa consegneremo a chi verrà dopo di noi? In un tempo segnato da guerre, violenze e fratture sempre più profonde, l’eredità non è più soltanto ciò che si tramanda, ma diventa una presa di posizione. È il punto in cui la memoria incontra la responsabilità.
Teatri Riflessi, organizzato da IterCulture APS, associazione guidata da un team under 35, sceglie dunque di rispondere all’inquietudine del presente con la partecipazione. Non con un’arte chiusa nella propria autoreferenzialità, ma con un’arte che cerca il pubblico, lo coinvolge, lo mette in ascolto e talvolta lo costringe a cambiare postura. Perché assistere a una performance, in fondo, non significa soltanto guardare: significa decidere da quale parte stare rispetto a ciò che accade davanti ai nostri occhi.
Il cuore del festival, dal 16 al 19 luglio, sarà il Concorso Internazionale di Corti Performativi, con 11 compagnie selezionate tra ben 539 candidature internazionali. Un dato che racconta la forza attrattiva del progetto, ma anche la vitalità di una scena contemporanea che trova nelle forme brevi una possibilità di concentrazione poetica e politica. In un massimo di 15 minuti, ogni opera è chiamata a lasciare un segno, a costruire un’immagine, un dubbio, una ferita o una scintilla.
Sul palco del Teatro all’aperto Falcone e Borsellino si alterneranno artisti e compagnie provenienti da Italia, Polonia, Germania, Marocco, Francia, Corea del Sud, Svizzera, Canada, Cipro e Grecia. Una geografia ampia, che trasforma Zafferana Etnea in un crocevia di linguaggi, corpi e sensibilità. Il festival non sembra interessato a esibire l’internazionalità come marchio di prestigio, ma a farne una pratica di confronto: il mondo arriva sull’Etna non per decorare il programma, ma per aprire domande comuni.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca la serata di sabato 18 luglio, dedicata a due voci importanti della coreografia contemporanea. Aristide Rontini presenterà Lampyris Noctiluca, lavoro selezionato tra i Twenty25 artists della piattaforma Aerowaves, mentre Silvia Gribaudi porterà in scena Suspended Chorus, selezionato da NID Platform 2025. Due presenze che confermano la capacità del festival di mettere in dialogo ricerca, riconoscimento internazionale e accessibilità.
La stessa serata ospiterà anche il talk “I corpi della Scena”, moderato da Greta Pieropan, dedicato a rappresentazione, rappresentanza e accessibilità. È un tema decisivo, perché la scena contemporanea non può più limitarsi a chiedersi che cosa mostrare: deve interrogarsi anche su chi ha diritto di essere visto, ascoltato, rappresentato. In questo senso, la scelta di un biglietto a tariffa responsabile — 16 o 12 euro, a discrezione dello spettatore — appare coerente con l’identità del festival: non un gesto promozionale, ma una dichiarazione culturale.
Prima ancora del teatro, però, Teatri Riflessi abita la città. Piazza Umberto I, Via Renato Imbriani, il Parco Comunale e altri luoghi di Zafferana diventano spazi scenici, attraversati da azioni performative pensate per rompere la distanza tra artista e passante. Rombo di Riccardo Buscarini, in prima italiana, coinvolgerà direttamente la comunità; Tilt di Ilenia Romano debutterà in prima assoluta; La Plaza_studio di Elisa Sbaragli aprirà una riflessione sull’evoluzione dello spazio pubblico e sulle possibilità del corpo dentro la città.
È qui che il festival trova una delle sue intuizioni più fertili: portare la performance fuori dai luoghi deputati non significa banalizzarla, ma restituirle rischio. Nello spazio urbano l’arte non incontra soltanto lo spettatore preparato, ma anche chi passa, chi si ferma per curiosità, chi forse non sarebbe mai entrato in teatro. È in questa soglia instabile che può nascere una relazione autentica.
Ogni pomeriggio, il Parco Comunale diventerà luogo di confronto attraverso i Forum, pensati per azzerare le gerarchie tra artisti, pubblico, operatori e critici. Sedersi in cerchio dopo aver visto uno spettacolo significa riconoscere che l’opera non finisce quando cala il buio, ma continua nelle parole, nelle domande, nei dissensi e nelle risonanze di chi l’ha attraversata. La domenica, la tavola rotonda “La Danza nel Paesaggio”, guidata dal professor Alessandro Pontremoli, allargherà ulteriormente lo sguardo sul rapporto tra corpo, luogo e visione.
Ampio spazio sarà riservato anche alla videodanza e alle opere digitali: dalle creazioni VR selezionate con ZED Festival al corner dedicato a Sicilia e Sardegna, fino alle opere del contest “La Danza in 1 minuto” di COORPI. A queste si aggiungono proiezioni di forte intensità, come i lavori iraniani Until di Tanin Torabi e Shield Pad di Sara Shahroodian, insieme al nuovo film della compagnia slovena EN-KNAP, The White Bisons di Iztok Kovač e Sašo Podgoršek.
L’eredità evocata dal festival guarda anche alle nuove generazioni. I laboratori di TestiRiflessi per giovani sguardi partiranno da testi letterari e teatrali come Sirene di Sicilia, Il prato di cioccolato, La Regina di Pan di Zenzero e Monumentale dei Fratelli Dalla Via. Non si tratta soltanto di educazione al teatro, ma di un allenamento alla complessità: imparare a leggere un testo, una scena, un’immagine, un gesto significa imparare a leggere il mondo.
La partecipazione sarà rafforzata dalla Giuria Giovani, rivolta agli under 25, e dalla Giuria Comizi, assemblea inclusiva che unisce spettatori esperti e nuovi osservatori. Quest’ultima avrà un ruolo particolarmente significativo: scegliere una compagnia da riportare sul territorio in autunno per una residenza artistica. Un atto di curatela condivisa che trasforma il pubblico da destinatario a co-autore di un percorso.
Ad aprire ufficialmente questa edizione, domenica 12 luglio in Piazza Cardinale Salvatore Pappalardo, sarà il Gran Galà di Nuovo Circo a cura di Circo di Terra. Ma l’atmosfera del festival comincerà a respirarsi già dai primi giorni di luglio, con l’arrivo del campo internazionale dei giovani volontari europei, chiamati a entrare in relazione con il territorio e con le sue comunità.
Teatri Riflessi 2026 sembra allora costruire una risposta possibile alla fragilità del presente: non una fuga estetica, non un rifugio consolatorio, ma un esercizio di presenza. In un mondo che spesso consuma immagini senza trattenerle, il festival scommette su ciò che resta nei corpi, nei luoghi, nelle relazioni.
L’eredità, qui, non è un oggetto da custodire sotto vetro. È un movimento. Un passaggio. Una responsabilità condivisa. E forse è proprio sull’Etna, terra che conosce la trasformazione e la memoria della materia, che questa parola può tornare a bruciare con tutta la sua forza.
