Teatri Riflessi 2026: ai piedi dell’Etna la scena raccoglie l’eredità del presente
Dal 16 al 19 luglio Zafferana Etnea torna a trasformarsi in un laboratorio internazionale delle arti performative. L’undicesima edizione di Teatri Riflessi Festival riunisce oltre duecento artisti, cinquantotto appuntamenti e opere provenienti da dieci Paesi e quattro continenti, costruendo attorno alla danza contemporanea, al teatro e alla produzione audiovisiva uno spazio di incontro che supera i confini del semplice spettacolo.
La parola scelta come tema dell’edizione 2026 è “eredità”. Un termine che potrebbe evocare qualcosa di immobile, ricevuto passivamente dal passato, ma che il festival interpreta invece come una domanda rivolta al futuro: che cosa siamo disposti a consegnare a chi verrà dopo di noi?
In un presente attraversato da guerre, violenze e fratture sociali, il passaggio di testimone non riguarda soltanto le generazioni. Coinvolge valori, responsabilità civiche, memorie collettive e forme di convivenza. L’eredità diventa così un atto di scelta: non tutto ciò che proviene dal passato merita di essere conservato, mentre ciò che decidiamo di trasmettere deve essere continuamente interrogato, trasformato e condiviso.
Una comunità temporanea costruita attraverso le arti
Organizzato dall’associazione culturale IterCulture APS, Teatri Riflessi porta nel territorio etneo una programmazione multidisciplinare che unisce spettacoli, laboratori, incontri, installazioni, cinema di danza e momenti di confronto tra artisti, professionisti e cittadini.
Il festival è sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Siciliana, attraverso l’Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo, ed è realizzato in collaborazione con il Comune di Zafferana Etnea. Ha inoltre il patrocinio gratuito del DAMS dell’Università di Messina e il supporto del Fondo di Beneficenza e opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo.
La vera forza della manifestazione, tuttavia, non risiede soltanto nell’ampiezza della rete istituzionale o nel numero degli appuntamenti. Sta nella capacità di coinvolgere l’intera cittadina, trasformando piazze, strade, teatri, parchi e spazi scolastici in luoghi della rappresentazione.
Il pubblico non viene considerato un destinatario passivo, chiamato semplicemente ad assistere. È invitato a entrare nel processo artistico, a discutere le opere e a incontrarne i protagonisti. Per alcuni giorni si forma così una comunità spettatrice mobile e plurale, che attraversa Zafferana come una simbolica colata lavica: cambia forma, occupa spazi differenti e lascia dietro di sé nuove possibilità di relazione.
Il Concorso Internazionale di Corti Performativi
Cuore del festival rimane il Concorso Internazionale di Corti Performativi, dedicato alle opere brevi di danza contemporanea e teatro.
La brevità, in questo contesto, non rappresenta una riduzione delle possibilità espressive. Al contrario, costringe gli artisti a lavorare sull’essenziale, concentrando in pochi minuti corpi, immagini, conflitti e intuizioni. Il corto performativo diventa una forma particolarmente adatta a raccontare un’epoca dominata dalla velocità, senza necessariamente assecondarne la superficialità.
Con dieci Paesi e quattro continenti rappresentati, il concorso offre una panoramica sui linguaggi emergenti della scena internazionale. È una vetrina per nuovi talenti, ma anche un osservatorio sulle trasformazioni del teatro e della danza: discipline sempre più disponibili a contaminarsi con il cinema, le tecnologie digitali, la dimensione urbana e le pratiche partecipative.
Le semifinali si svolgeranno nelle prime giornate del festival, mentre domenica 19 luglio, alle 20.15, saranno presentati i cinque corti finalisti, seguiti dalla cerimonia di premiazione.
Il debutto con le donne dell’Etna
La manifestazione entra nel vivo giovedì 16 luglio. Alle 19.45, in Piazza Umberto I, il coreografo Riccardo Buscarini presenta in prima italiana Rombo, coinvolgendo in scena un gruppo di donne etnee.
La scelta possiede un evidente valore simbolico. Il territorio non viene utilizzato come semplice scenario, ma diventa materia viva della creazione. I corpi delle partecipanti portano nello spazio pubblico esperienze, età e memorie differenti, traducendo il tema dell’eredità in una presenza concreta.
Alle 20.45, al Teatro Falcone e Borsellino, prende il via il concorso con i primi sei semifinalisti. La serata comprende anche la proiezione di Born Into You di Emma Evelein, vincitore del contest La Danza in un minuto – Beyond One Minute, presentato in collaborazione con COORPI di Torino. A chiudere sarà il DJ set curato dalla Consulta Giovanile di Zafferana Etnea.
La danza incontra le strade e il cinema
Venerdì 17 luglio, alle 19.30, via Renato Imbriani ospita la prima assoluta di TILT di Ilenia Romano. La collocazione urbana avvicina la danza alla quotidianità, sottraendola alla distanza protettiva del palcoscenico e inserendola nel flusso della città.
Dalle 20 prosegue il Concorso Internazionale di Corti Performativi, inizialmente in Piazza Umberto I e successivamente al Teatro Falcone e Borsellino. Durante la serata sarà proiettato Until dell’artista iraniana Tanin Torabi, ancora una volta grazie alla collaborazione con COORPI.
La presenza di opere firmate da artiste iraniane assume un significato che supera la dimensione estetica. Il corpo filmato e danzante diventa uno strumento di affermazione, soprattutto quando proviene da contesti nei quali la libertà di espressione e la visibilità pubblica del corpo femminile sono sottoposte a limitazioni e controlli.
Dal corpo individuale alla rappresentazione collettiva
La giornata di sabato 18 luglio si apre alle 10 nella palestra dell’Istituto Comprensivo De Roberto con Pratiche Condivise, appuntamento rivolto ai performer del territorio e realizzato insieme a Shared Training Catania. A condurre il lavoro sarà Harry Khoushos, uno degli artisti in concorso.
Alle 19.30 è prevista La Plaza_studio, prova aperta di Elisa Sbaragli inserita nel progetto ResiDance del Network Anticorpi XL.
Alle 20.45 il Parco Comunale ospita due spettacoli con ingresso unico: Lampyris Noctiluca, di e con Aristide Rontini, e Suspended Chorus, di e con Silvia Gribaudi.
Sono due lavori che, attraverso sensibilità differenti, richiamano una delle questioni centrali delle arti contemporanee: chi può essere rappresentato sulla scena e secondo quali modelli? Il corpo performativo non è mai neutrale. Porta con sé identità, fragilità, aspettative sociali e possibilità di emancipazione.
Non a caso, dalle 22.30, la riflessione proseguirà con un incontro dedicato a rappresentazione, rappresentatività e accessibilità, moderato da Greta Pieropan. Saranno inoltre proiettati Shield Pad dell’artista iraniana Sara Shahroodian e Corpo Creativo Contemporaneo, progetto curato da Cro.me di Milano.
Dopo la selezione e l’annuncio dei finalisti, la serata si concluderà con un nuovo DJ set della Consulta Giovanile.
La danza come parte del paesaggio
Domenica 19 luglio, alle 17, il Parco Comunale accoglie una tavola rotonda dedicata alla danza nel paesaggio, moderata dal professor Alessandro Pontremoli.
Il tema è particolarmente significativo in un luogo come Zafferana Etnea, dove il paesaggio non costituisce uno sfondo decorativo, ma una presenza capace di determinare immaginari, ritmi e identità. Danzare ai piedi dell’Etna significa inevitabilmente confrontarsi con un territorio che conserva memoria della distruzione e, allo stesso tempo, della rigenerazione.
Alle 18.30 sarà presentato Monumentale, prova aperta e laboratorio di La Piccionaia SCS / Fratelli Dalla Via. Alle 20.15 inizierà la finale del concorso, con i cinque lavori selezionati e la successiva premiazione.
Laboratori, realtà virtuale e confronto con gli artisti
Accanto agli spettacoli serali, ogni pomeriggio il Parco Comunale ospita un programma pensato per ampliare l’esperienza del pubblico.
Alle 17 prendono il via i laboratori letterari di TestiRiflessi per giovani sguardi, rivolti alle nuove generazioni. Sono previste inoltre installazioni video, opere di danza fruibili attraverso schermi e visori per la realtà virtuale e gli appuntamenti di TRForum.
Questi ultimi permettono di incontrare i performer, gli operatori internazionali coinvolti nelle commissioni, i componenti della Giuria giovani under 25 e quelli di Comizi, formata da cittadini e cittadine del territorio.
La moltiplicazione degli sguardi è uno degli elementi più interessanti del progetto. Il giudizio sull’opera non viene lasciato esclusivamente agli specialisti, ma si apre a generazioni, competenze ed esperienze diverse. È una scelta che restituisce all’arte la sua dimensione pubblica: non un linguaggio riservato a pochi iniziati, bensì un terreno sul quale una comunità può riconoscersi, discutere e persino entrare in conflitto.
L’eredità non è una reliquia
Teatri Riflessi sembra suggerire che l’eredità culturale non debba essere custodita come una reliquia intoccabile. Per restare viva deve essere esposta al presente, attraversata da nuovi corpi e rimessa in discussione da linguaggi ancora in formazione.
Il festival di Zafferana Etnea si colloca proprio in questo spazio: tra memoria e trasformazione, radicamento territoriale e apertura internazionale, esperienza dal vivo e mediazione tecnologica.
La scena diventa così il luogo di un passaggio di testimone che non procede in modo lineare dagli adulti ai giovani o dal passato al futuro. Si costruisce nell’incontro tra persone, culture e sensibilità differenti. Un’eredità condivisa non perché già comune, ma perché resa comune dal confronto.
Per quattro giorni, ai piedi dell’Etna, il teatro e la danza proveranno dunque a rispondere a una domanda che riguarda tutti: quale traccia desideriamo lasciare nel tempo che ci è stato affidato?
