Robert Wilson, l’assenza che diventa visione: Catania riparte dal maestro dell’avanguardia
Non è stato un semplice incontro commemorativo, né una liturgia della nostalgia. Al Palazzo della Cultura di Catania, il ricordo di Robert Wilson si è trasformato in una dichiarazione di futuro. All’interno del FIC – Catania Contemporanea, la figura del grande artista americano, scomparso il 31 luglio 2025, è stata evocata non come un monumento da contemplare, ma come una traccia ancora attiva, capace di generare nuove traiettorie artistiche e istituzionali. Wilson, artista, regista di teatro e opera, scenografo, lighting designer, visual artist e fondatore del Watermill Center, è morto a Water Mill, New York, all’età di 83 anni.
A rendere l’incontro particolarmente significativo è stata la presenza di due testimoni diretti del suo universo creativo: Mikhail Baryshnikov, icona assoluta della danza mondiale, e Charles Chemin, co-regista e direttore del Watermill Center di New York. Non due ospiti chiamati soltanto a ricordare, ma due artisti chiamati a proseguire un dialogo interrotto solo in apparenza. Perché nel teatro di Wilson, più che in altri, l’opera non finiva mai del tutto: restava aperta, sospesa, attraversata da luce, silenzio, gesto, tempo.
L’incontro si inserisce in un percorso più ampio, fortemente voluto dal direttore del Teatro Stabile di Catania, Marco Giorgetti, che punta a ridefinire l’identità dell’istituzione etnea in una prospettiva internazionale, sempre più orientata verso l’idea di un Teatro del Mediterraneo. Già alla vigilia del festival era stata annunciata, nell’ambito del nuovo corso del FIC, una serie di progetti in memoria di Wilson, con il coinvolgimento di collaboratori di lunga data come Chemin e Baryshnikov.
Il punto non è soltanto ospitare grandi nomi della scena mondiale. La sfida è più profonda: costruire un luogo in cui i linguaggi artistici possano contaminarsi, in cui l’eredità culturale non venga conservata come reliquia ma trasmessa come pratica viva. Teatro, danza, arti visive, cinema, suono e luce diventano così strumenti di una stessa grammatica. È una direzione che guarda al Mediterraneo non come confine, ma come spazio di relazione, passaggio e trasformazione.
Anche il sindaco di Catania, Enrico Trantino, ha sottolineato la fase di rinnovamento che attraversa il Teatro Stabile, parlando di una nuova stagione fondata su competenza, visione e autonomia. Parole che indicano la necessità di una governance solida, ma soprattutto di un progetto culturale riconoscibile. In questo senso, l’omaggio a Wilson assume un valore simbolico: non celebra solo un maestro dell’avanguardia, ma invita Catania a misurarsi con una dimensione produttiva e creativa più ampia.
Al centro dell’incontro c’è stato anche un progetto rimasto sospeso: una rilettura del Don Chisciotte di Cervantes, concepita da Wilson come spettacolo solista e provata al Watermill Center nel maggio 2025. Baryshnikov avrebbe interpretato Sancho, incarnando al tempo stesso Don Chisciotte e altri personaggi attraverso voci fuori campo e dispositivi scenici. Dopo la morte di Wilson, sono rimasti appunti, disegni, indicazioni per il suono e per la luce, frammenti testuali: non un’opera compiuta, ma una partitura aperta.
Ed è proprio qui che il progetto trova la sua forza più poetica. Baryshnikov e il team di Wilson hanno scelto di non completare lo spettacolo in forma tradizionale. Sarebbe stato forse più semplice, ma anche meno fedele allo spirito del maestro. La decisione è invece quella di dare vita a un film d’arte capace di restituire il processo creativo, non di mascherarne l’interruzione.
Gli schizzi, i movimenti scenici, le architetture luminose e i frammenti sonori diventeranno la struttura portante di un’opera volutamente incompiuta. Un film in cui l’assenza non sarà un vuoto da colmare, ma una presenza da ascoltare. In questa sospensione si coglie una verità profondamente wilsoniana: il teatro non è soltanto ciò che accade sulla scena, ma ciò che continua a vibrare quando la scena si spegne.
Catania, accogliendo questo passaggio, si colloca dentro una geografia culturale più ambiziosa. Il progetto legato a Wilson non è solo un tributo a uno dei grandi maestri del Novecento e del nuovo secolo. È un atto di responsabilità verso l’eredità dell’arte contemporanea, ma anche un modo per immaginare il Teatro Stabile come laboratorio internazionale, capace di intrecciare memoria e futuro.
Robert Wilson ha insegnato che la luce può pensare, che il silenzio può parlare, che il gesto può diventare architettura. A Catania, il suo lascito non viene chiuso in una celebrazione. Viene rimesso in movimento. E forse è questo il modo più autentico per ricordare un artista che ha sempre trasformato il teatro in una soglia: non tra ciò che è finito e ciò che resta, ma tra ciò che manca e ciò che può ancora nascere.
